Roma: la Cassazione dà ragione ai consumatori sugli interessi bancari
Le banche italiane dovranno restituire probabilmente tra i 20 e i 30 miliardi
di euro ai correntisti per aver praticato l'anatocismo (vietato dal codice
civile e rinviata agli usi), ovvero la capitalizzazione trimestrale degli
interessi sui prestiti annualizzando quella sui depositi, di fatto creando la
figura del contraente debole e perciò lucrando ingiustamente. Lo dice la
sentenza (la n. 21095 del 4 novembre) delle sezioni unite della Corte di
Cassazione.
La sentenza ha effetto retroattivo, per cui a partire a ritroso dal 2000 sarà
opportuno richiedere i risarcimenti.
La sentenza riguarda tutti i clienti bancari che hanno pagato interessi alla banca quando il proprio conto è andato in rosso. Tali interessi fino al 2000 erano calcolati ogni tre mesi, mentre quelli a favore dei risparmiatori erano capitalizzati una volta l'anno (dal 2000 il problema è stato rimosso e le banche devono calcolare gli interessi attivi e passivi con la stessa periodicità).
In primis occorre inviare una lettera raccomandata alla propria banca con la richiesta di rimborso delle somme indebitamente percepite fino al 22 aprile 2000 e relative alla citata ricapitalizzazione trimestrale, nonché alle altre spese collegate.
A fronte di un esito negativo di questa richiesta si farà ricorso ai collegi legali dell'associazione e procedere attraverso il Giudice di Pace se la richiesta non supera i 2.500 euro, al Tribunale se è superiore.
E' opportuno per cifre di grande rilevanza il ricorso una Consulenza tecnico contabile di parte sull'entità delle somme richieste, realizzata da un esperto di fiducia sulla base di tutti gli estratti conto bancari. Il giudice potrà far eseguire una consulenza tecnico contabile d'ufficio.
La sentenza della Cassazione a Sezioni unite dà una maggiore certezza
dell'accoglimento del ricorso. Il giudice potrà anche decidere una
compensazione delle spese di lite.
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